quanto sfruttiamo i social?

Quanto sfruttiamo, o siamo sfruttati dai social?

Se si considerano i social come canali nei quali comunicare qualcosa, senza farsi influenzare dal numero dei like che si ricevono, si può gestire uno strumento davvero importante e utile.

Quanto sfruttiamo, o siamo sfruttati dai social? La domanda ha effettivamente una sua ragione, perché la linea di demarcazione è piuttosto labile, non facile da individuare.

Da un lato, infatti, siamo noi a utilizzare i social, beneficiando delle loro immense potenzialità; dall’altro però, magari senza nemmeno rendercene conto, prestiamo il fianco a possibili impieghi speculativi. Notizia di questi giorni: una nota star dì Hollywood, con un seguito di milioni di follower, ha deciso di abbandonare i social per la salvaguardia della sua salute mentale. Non riusciva a reggere il peso dei giudizi negativi (ma anche di quelli positivi) che venivano dati su di lei. D’altronde il fenomeno è noto e può colpire chiunque frequenti con una certa visibilità la rete.

Con il tono giusto si può dire tutto, con quello sbagliato nulla: l’unica difficoltà onsiste nel trovare il tono.” – George Bernard Shaw

Si tratta di opinioni e pareri Qualche pratico consiglio di sopravvivenza rilasciati frettolosamente, spesso superficiali o privi di fondamento, che per quanto si cerchi di essere impermeabili possono incidere (anche pesantemente) sul nostro sistema nervoso. Ne sanno qual cosa gli psicologi.

Cosa fare allora? Come difendersi dai social?

È il caso di abbandonare i social, non pubblicare più nulla e limitarci a restare spettatori degli altrui post? Si ironizza spesso sul fatto che, in un certo senso, un utente social guarda dal “buco della serratura”, osserva silenziosamente quasi nell’ombra – ciò che gli altri pro pongono o gli vogliono proporre.
Peraltro, lo stesso utente può decidere di “scendere in campo”, mostrando qualcosa di sé e della sua vita.

Prima di iniziare a pubblicare, la domanda da porci è: a cosa servono i social?

Prima di iniziare a pubblicare, però, la domanda che dobbiamo porci è a cosa servano i social. Sembra banale, ma se ci daremo una risposta attendibile e sincera, forse potremo prendere dal mondo digitale quanto di buono esso offre.

Se si considerano i social come canali nei quali comunicare qualcosa, senza farsi influenzare dal numero dei like che si ricevono, si può gestire uno strumento davvero importante e utile.

In primis una stupefacente e facile opportunità di connessione con gli altri. Se infatti cominceremo a considerare i social come canali nei quali comunicare qualcosa di noi, senza farci influenzare dal numero di like che riceveremo, forse saremo in grado di gestire uno strumento che per noi stessi è davvero importante.

In fin dei conti anche noi siamo un brand.

Un esempio? Siete proprio sicuri che i vostri amici conoscano dettagliatamente il lavoro che svolgete e la vostra professionalità? Oppure il vostro pensiero su determinate questioni piuttosto che le vostre opinioni, gusti, passioni?

Desiderare far conoscere ad altre persone tutto o parte di ciò che fa parte del nostro bagaglio di conoscenze (luoghi, emozioni, esperienze), e volerlo condividere e “donare” è sicuramente un bel gesto. Attenzione però: non dobbiamo aspettarci nulla in cambio se lo facciamo saltuariamente.

Se invece pubblichiamo con coerenza e frequenza quegli aspetti che aiutano gli altri a sapere qualcosa di più, la riconoscenza arriva. Questo è sicuro. Il digital, come detto, è davvero un ottimo strumento per fare ciò. Ma se invece ci “mettiamo alla berlina”, esponendoci così al giudizio altrui (spesso soggettivo), allora il “gioco” può diventare un po’ pericoloso.

Quanto sfruttiamo i Social: Un solo linguaggio per tutti i social?

Un’altra domanda che dobbiamo porci è se si possa utilizzare lo stesso linguaggio in tutti i social.
La risposta è no. Ogni canale è infatti seguito e praticato da un determinato pubblico. Ne consegue che la comunicazione è differente.

Facebook, per esempio, è frequentato da persone con età superiore a quella degli utenti di Instagram, network che privilegia le immagini e, in particolare, i video.

Qui si possono trovare sempre più reel, cioè video brevi, che si possono guardare a schermo intero sul cellulare o mobile. Oggi le persone prediligono il mobile al computer o al tablet: su questo dispositivo un testo lungo e con immagini poco attrattive determina sicuramente un interesse inferiore.

Questo tipo di comunicazione è ancora più spinta su TikTok: l’età media dei suoi frequentatori si abbassa ancora e si interagisce solo attraverso i video.

Il discorso si ribalta su Twitter, sul quale converge un target di persone interessate a leggere notizie, testi brevi e immagini esplicative.

LinkedIn è il canale professionale per eccellenza, dove si possono trovare notizie e condividere approfondimenti con gli addetti ai lavori: è trasversale e il linguaggio utilizzato è diverso da
quello degli altri social.

Come sfruttare bene i Social

Per sfruttare appieno le potenzialità offerte dal digitale è necessario adottare un linguaggio adeguato

ma la cosa più importante è scegliere il canale più in linea con il nostro “stile” e le nostre esigenze. Per farlo dobbiamo però avere un “posizionamento”, allo stesso modo di come si opera con i marchi di prodotti.

In fin dei conti anche noi siamo un brand: si parla in questi casi di Personal branding, materia di studio e applicazione trattata.

Se desideriamo farci riconoscere ed essere apprezzati per alcune nostre caratteristiche, è quindi su questi elementi che dobbiamo concentrare il nostro piano di comunicazione.

Con una programmazione precisa degli argomenti da affrontare potremo “sfruttare” al meglio la forza del digitale, facendo in modo di essere meno “sfruttati”.

Stefano Falcone

cosa è la privacy aziendale e perchè è importante clink

Cosa è la Privacy Aziendale e perché è importante

Ormai tutti parlano di privacy aziendale, dell’obbligo di tutti gli imprenditori di adottare un modello di gestione, degli obblighi di informare i potenziali clienti, dell’obbligo di avere il consenso e delle sanzioni in caso di violazione.

Una gran confusione che genera incubi per chi di privacy non è esperto.

Per tale ragione si vuole tentare di dare alcune indicazioni pratiche per far comprendere di cosa parliamo quando trattiamo di privacy, in special modo di privacy aziendale.

Privacy Aziendale, che cosa è un dato

Il punto centrale della privacy è che i dati delle persone con cui veniamo in contatto sono considerati un bene prezioso che, come tale, va tutelato.

Sembrerà eccessivo ma anche conoscere il nome e cognome di una persona associato alla sua data di nascita e/ indirizzo è un dato che fa gola moltissime persone per scopi che possono più o meno lecite. Basti pensare alle ipotesi di truffe che si possano fare solo conoscendo tali dati o la possibilità di fare attività di merketing. Se poi il dato contiene dati sensibili della persona (dati sanitari e/o che rivelino elementi razziali della persona, orientamenti sessuali, politici ecc) appare evidente che tali informazioni potrebbero essere usati per ricattare o discriminare l’interessato.

Privacy Aziendale, quali obblighi per l’imprenditore?

Poiché il dato personale è un bene importante, la legge prevede degli specifici diritti delle persone ad essere informate di come verranno utilizzati i dati che sono forniti. Così come un obbligo da parte delle aziende di tutelare i dati delle persone e di utilizzarlo solo con determinati limiti scelti dall’interessato.

Pertanto ogni azienda, allorquando utilizza dei dati delle persone (sia essi clienti, fornitori che dipendenti), deve creare un modello o protocollo che garantisca che i dati siano gestiti in maniera lecita e siano tutelati.

Quale modello di privacy aziendale adottare

Non esiste un modello di gestione unico in quanto ogni azienda deve crearne uno sulla base di dati che concretamente vengono gestiti, di come si vogliono utilizzare e di come è organizzata la struttura. Una struttura sanitaria dovrà creare un protocollo di gestione dei dati molto più rigoroso rispetto ad un semplice commerciante. Appare altresì evidente che un grande commerciante che opera sul web e vuole utilizzare i dati anche ai fini commerciali dovrà creare un protocollo differente rispetto ad un piccolo imprenditore che opera solo fisicamente.

Privacy Aziendale, cosa si rischia

Se l’imprenditore non prevede un modello della privacy efficace le sanzioni possono arrivare sino a 20 milioni o al 4% del fatturato dell’azienda.

La privacy come opportunità per l’azienda

Adottare un modello di privacy aziendale non deve essere visto solo come un obbligo ma come una opportunità per l’azienda. Attraverso la predisposizione della privacy l’imprenditore:

  • dimostra serietà nei confronti dei clienti: chi affiderebbe un lavoro ad un soggetto che potrebbe dare a terzi i propri dati;
  • tutela il proprio know-how aziendale e le proprie informazioni commerciali;
  • tutela i propri beni aziendali;
  • responsabilizza i propri dipendenti e collaboratori;
  • alla possibilità di proporre ogni dato che può far identificare una persona come sia obbligatoria;

Si segnala un importante provvedimento emesso dal Garante della Privacy in data 10.06.2021 in tema di “Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 163 del 09.07.2021 ed entrato in vigore dal 09.01.2021.

Il predetto documento, oltre ad avere una funzione ricognitiva in relazione al diritto applicabile alle operazioni di lettura e di scrittura all’interno del terminale di un utente (con specifico riferimento all’utilizzo di cookie e di altri strumenti di lettura). Ha il merito di effettuare una sintesi tra le disposizioni della Direttiva 2002/58/CE (cd. direttiva ePrivacy), recepita nel nostro ordinamento all’art. 122 del D.Lvo 196/2003, con la disciplina contenuta nell’ormai noto Regolamento 2016/679 (di seguito Regolamento).

In particolare, il Garante della Privacy ha sottolineato che anche in tema di cookie debbano essere rispettati i diritti degli interessati così come riconosciuti dal Regolamento 2016/679. Imponendo, contestualmente, al soggetto titolare dei dati alla predisposizione di un modello che attui i principi di protezione dei dati sia dalla progettazione del sistema che attraverso l’attuazione di impostazioni predefinite (cd. privacy by design e by default) nonché al rispetto del principio di minimizzazione dei dati.

Nel provvedimento di cui in oggetto, ed in continuità con quanto previsto dall’art. 122 del D.Lvo 196/2003 (di seguito Codice), il Garante definisce i cookie come stringhe di testo che i siti web (cd. publisher o“prima parte”) visitati dall’utente ovvero siti o web server diversi (cd. “terze parti”) posizionano e archiviano all’interno di un dispositivo terminale nella disponibilità dell’utente (cd. identificatori “attivi”).

Analoghe funzioni possono essere svolte da altri strumenti che, pur utilizzando una tecnologia diversa (c.d. identificatori “passivi”), consentono di effettuare trattamenti analoghi a quelli svolti per il tramite dei cookie. Le informazioni codificate nei cookie possono includere dati personali, come un indirizzo IP, un nome utente, un identificativo univoco o un indirizzo e-mail, ma possono anche contenere dati non personali, come le impostazioni della lingua o informazioni sul tipo di dispositivo che una persona sta utilizzando per navigare nel sito.

I tipi di cookie e la privacy

I cookie possono dunque svolgere importanti e diverse funzioni, tra cui il monitoraggio di sessioni, la memorizzazione di informazioni su specifiche configurazioni riguardanti gli utenti che accedono al server, l’agevolazione nella fruizione dei contenuti online etc. Possono ad esempio essere impiegati per tenere traccia degli articoli in un carrello degli acquisti online o delle informazioni utilizzate per la compilazione di un modulo informatico.

In relazione alla loro funzione i cookie sono divisi dal Garante in cookie “tecnici”, cookie “analytics” e cookie di “tracciamento”. In relazione alla finalità dei cookie stessi il Garante ha sottolineato la necessità, o meno, di ottenere uno specifico consenso da parte dell’interessato e di gestire il dato con specifiche modalità.

Entrando nel merito del provvedimento il Garante ha indicato come cookie “tecnici” quelli utilizzati al solo fine di “effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell’informazione esplicitamente richiesto dal contraente o dall’utente a erogare tale servizio” (cfr. art. 122, comma 1 del Codice). Ai fini della privacy e degli obblighi di cui al Regolamento, tali cookie non richiedono l’acquisizione del consenso da parte dell’interessato ma vanno indicati nell’informativa di policy privacy contenuta all’interno del sito.

I cookie “analytics”, invece, sono indicati dal Garante come quelli utilizzati per analizzare l’attività del sito per verificare, ad esempio, il numero di utenti e il tempo di permanenza nel sito, l’area geografica la fascia oraria della connessione o altre caratteristiche. Tali cookie ai cookie tecnici solo se vengono utilizzati per produrre statistiche aggregate ed in relazione ad un singolo sito o una sola applicazione mobile.

Ove il cookie abbia le caratteristiche di cui sopra, non richiede l’acquisizione del consenso da parte dell’interessato ma vanno indicati nell’informativa di policy privacy contenuta all’interno del sito.

In ogni caso il Garante, sulla base del principio della minimizzazione dei dati ha specificato che, specialmente ove il Titolare del trattamento si avvalga dell’utilizzo di  aziende terze per analisi dei dati, gli indirizzi IP debbano essere mascherati almeno per la quarta parte e che le aziende di analisi si debbano formalmente astenere dal combinare i cookie analytics, così minimizzati, con altre elaborazioni (file dei clienti o statistiche di visite ad altri siti, ad esempio) o dal trasmetterli ad ulteriori terzi.

I cookie di “tracciamento”, infine, sono indicati dal Garante come quelli utilizzati per ricondurre a soggetti determinati, identificati o identificabili, specifiche azioni o schemi comportamentali ricorrenti nell’uso delle funzionalità offerte (pattern) al fine del raggruppamento dei diversi profili all’interno di cluster omogenei di diversa ampiezza, in modo che sia possibile anche modulare la fornitura del servizio in modo sempre più personalizzato, nonché inviare messaggi pubblicitari mirati, cioè in linea con le preferenze manifestate dall’utente nell’ambito della navigazione in rete. Tali cookie necessitano di un consenso da parte dell’Interessato.

Linee guida per la privacy aziendale

Con il provvedimento di cui in oggetto, il Garante della Privacy, in conformità del Regolamento, chiarisce che il consenso dell’interessato debba essere libero, specifico, informato ed inequivocabile. E’ sempre il Garante delle Privacy a chiarire che l’informativa debba essere resa:

  • con linguaggio semplice ed accessibile;
  • fruibile, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari;
  • anche in modalità multilayer e multichannel;
  • si può utilizzare un banner a comparsa immediata e di adeguate dimensioni che contenga:

    a) l’indicazione che il sito utilizza cookie tecnici e, previo consenso dell’utente, cookie di profilazione o altri strumenti di tracciamento indicando le relative finalità (informativa breve);

    b) il link alla privacy policy contenente l’informativa completa, inclusi gli eventuali altri soggetti destinatari dei dati personali, i tempi di conservazione dei dati e l’esercizio dei diritti di cui al Regolamento;

    c) l’avvertenza che la chiusura del banner (ad es. mediante selezione dell’apposito comando contraddistinto dalla X posta al suo interno, in alto a destra) comporta il permanere delle impostazioni di default e dunque la continuazione della navigazione in assenza di cookie o altri strumenti di tracciamento diversi da quelli tecnici.
  • Allo stesso modo il garante della Privacy chiarisce come debba essere acquisito il consenso. Il banner deve contenere;

    d) il menzionato comando (es. una X in alto a destra) per chiudere il banner senza prestare il consenso all’uso dei cookie o delle altre tecniche di profilazione mantenendo le impostazioni di default;
    e) un comando per accettare tutti i cookie o altre tecniche di tracciamento;
    f) il link ad un’altra area nella quale poter scegliere in modo analitico le funzionalità, le terze parti e i cookie che si vogliono installare e poter prestare il consenso all’impiego di tutti i cookie se non dato in precedenza o revocarlo, anche in unica soluzione, se già espresso.

Al riguardo, è buona prassi l’impiego di un segno grafico, una icona o altro accorgimento tecnico che indichi, anche in modo essenziale, ad es. nel footer di ogni pagina del dominio, lo stato dei consensi in precedenza resi dall’utente consentendone l’eventuale modifica o aggiornamento. Tale area dedicata alle scelte di dettaglio dovrà essere raggiungibile anche tramite un ulteriore link posizionato nel footer di qualsiasi pagina del dominio ove quest’ultimo potrà sempre modificare le proprie scelte. Non sono ammissibili ai fini del consenso lo Scrolling o il fenomeno del cd. Cookie wall. È fatto divieto, inoltre, ad ogni reiterazione della richiesta del consenso in presenza di una precedente mancata prestazione dello stesso.

Un nuovo consenso potrà essere richiesto all’interessato solo se:

  • mutano significativamente le condizioni del trattamento;
  • se è impossibile per il sito sapere se un cookie sia stato già memorizzato;
  • siano trascorso almeno 6 mesi dalla precedente presentazione del banner.

Oltre le specifiche indicazioni di cui sopra, restano, in ogni caso, valide tutte le disposizioni contenute nel Regolamento in tema di informativa da rendere agli interessati, dei diritti dell’interessato nonché delle responsabilità del Titolare del trattamento.

Il provvedimento del Garante della Privacy dimostra, ancora una volta, la necessità da parte del Titolare del trattamento di dover padroneggiare una disciplina tecnica estremamente delicata e complicata.

Pertanto, di dover creare una struttura adeguata che possa coadiuvarlo nella predisposizione e nella gestione del proprio sito internet al fine di aggiornarlo e adeguarlo secondo le disposizioni del Garante della Privacy anche alla luce delle nuove tecnologie applicate.

I nuovi lavori del Futuro, Il venditore digitale Stefano Falcone CLINK digital Marketing

I nuovi lavori del Futuro? Il venditore digitale

Si dice spesso che il mondo sta cambiando, se non che è già cambiato…

L’utilizzo delle nuove tecnologie nella vita professionale è sempre più pervasivo, tutti i settori stanno subendo una profonda trasformazione dettata dal digitale.
Così anche la parte marketing e vendite delle aziende deve adeguarsi per poter essere competitiva nei
mercati internazionali.
Quindi in molte imprese è necessario un cambio di paradigma ed un adeguamento infrastrutturale,
soprattutto nell’area commerciale, che in molte aziende non si è ancora del tutto attuata.
In particolar modo per poter raggiungere mercati esteri si tende ad utilizzare sempre più strumenti e mezzi digitali, questo perché i clienti stesso li utilizzano per avere maggiori informazioni per lo sviluppo del proprio business.

Ciao Stefano quindi abbiamo delle nuove figure professionali che sono necessarie per rispondere a queste esigenze nuove del mercato?

Si, hai ragione Andrea, infatti iniziano a farsi spazio altre figure professionali come quello del Venditore
Digitale
(Digital Sales Manager) e il Digital Export Manager (DEM).

Chi sono?
Sono delle vere e proprie figure professionali, che da remoto, quindi in ufficio, ricercano ed entrano in
contatto e relazione con clienti attuali e soprattutto potenziali.

Ma quindi utilizzano l’e-commerce?
No, non operano attraverso e-commerce che di per sé è un altro canale di vendita dell’azienda più vicino
all’esperienza ed all’uso del consumatore finale. In questo caso il Venditore Digitale per l’estero (DEM)
s’interfaccia con clienti cosiddetti business.

Quale tipo di formazione deve avere un Digital Export Manager?
Il cosiddetto DEM dovrebbe avere delle competenze piuttosto trasversali: oltre ad avere abilità commerciali deve avere conoscenze delle lingue di più Paesi, oltre ad usi e costumi degli stessi e soprattutto avere dimestichezza con gli strumenti digitali ed informatici.

E la Scuola?
Quindi queste nuove figure professionali dovrebbero avere una multidisciplinarietà che poche scuole di
formazione al momento offrono e l’attuale forza lavoro deve probabilmente aggiornare ed integrare alcune di queste competenze al suo interno con dei corsi professionali.
Questo tipo di lavoro insieme ad altri che stanno nascendo saranno probabilmente i lavori del futuro se non già del presente.
È molto importante per poter essere competitivi in particolar modo a livello internazionale avere delle
aziende con professionisti in grado di poter interagire con potenziali clienti che utilizzano sempre più
strumenti digitali aggiornati ed evoluti.

Come si opera?
È importate avere motori di ricerca professionali per mappare il mercato, in altri termini più tecnici.
È necessaria una chiara individuazione dei potenziali clienti, dividendoli per segmento e categorie, in
modo molto rigoroso e cercando di capire quanto potrebbero valere.

Perché è così importante?
Avere ben chiaro il campo in cui si deve operare e costruire una strategia, in questo caso digitale è
essenziale, perché ti permette di capire cosa fare nel breve e medio-lungo periodo. Può capitare invece,
soprattutto per i mercati esteri, che manchi questo approccio strategico: visto che si conoscono poco, si
cerca di iniziare in qualche modo, per poi vedere di crescere. Questo alla lunga non consente una visione
completa dello scenario, con il rischio di perdere il focus.

E poi cosa succede?
Sai Andrea non ci si discosta molto dal lavoro tradizionale di vendita, la differenza è che la conoscenza e la relazione con i clienti avviene quasi tutta digitalmente

Ma non capisco come possa accadere.
Esistono ad esempio dei social media come Linkedin, di proprietà di Microsoft, che è specializzato nel
mondo professionale e dove una presenza ed un utilizzo appropriato ti consente di raggiungere i tuoi clienti obiettivo con una modalità differente, spesso più veloce ed ampia rispetto ad un sistema tradizionale.

I costi?
Sono molto inferiori rispetto a quelli sostenuti per far viaggiare i propri collaboratori o di partecipare a fiere in diversi Paesi del Mondo, dove non sempre capita che possa fermarsi al tuo stand un cliente interessato ai tuoi prodotti. Una strategia digitale permette invece una programmazione.
Insomma, sembra tutto molto semplice e facile?
Tutt’altro, è molto articolato e complesso: oltre ad avere competenze professionali specifiche, è
importante dotarsi anche di un sistema infrastrutturale adeguato, che sia in grado di supportare i numerosi dati e informazioni e che deve essere gestito per cliente e per Paese.
Ovviamente in modo dinamico e integrabile con l’Intelligenza Artificiale, che può aiutare di molto le
performance di raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Sembra proprio una rivoluzione del “vecchio venditore”.

Si un po’ lo è, ma è importante che intorno a questo cambiamento che possiamo dire epocale dell’area
vendite ci siano anche le altre funzioni aziendali che seguano, si adeguino e diano il giusto supporto. Come sempre si dice è la squadra che vince!

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stefano falcone clink il fenomeno del burnout sui social network

Il Fenomeno del Burnout

Il fenomeno del burnout🔥 Meglio non farsi bruciare…
In una discussione con clienti si valutava quali fossero i contenuti più di tendenza per ricevere maggiore engagement da parte dei follower…

Ma ci siamo chiesti poi è proprio questa la strada giusta?

L’algoritmo è interessato a mostrare solo i contenuti che ritiene più adatti per il pubblico e se ad un certo punto decide che i tuoi non lo siano più…Cosa succede?

Il fenomeno del burnout sui social network

Se pensiamo soprattutto ai più giovani che utilizzano canali come Instagram e TikTok su cui chiunque può diventare famoso in poco tempo ma, se l’algoritmo decide che quei contenuti non siamo più interessanti per il pubblico, la fama finisce presto.

La stessa cosa può succedere nel business dove è necessario seguire una strategia con degli obiettivi chiari e dove è importante ancor di più far emergere il proprio “carattere” e personalità” con maggior forza e distintività.

Quello che conta sono le persone che vogliono ascoltare/leggere quello che hai da dire non il raggiungimento effimero dei numeri.

Se dai qualcosa ricevi in cambio è una regola che vale dappertutto anche sui social…certo che se poi conoscendo come funzionano i diversi algoritmi, riesci forse anche a non alimentare il fuoco e bruciarti meno…😉🔥

#business#burnout#clink#metodoclink#ai#strategia#engagement#instagram#linkedin#tiktok#youtube

Dal Networking Digitale alla Vendita

Dal Networking Digitale alla Vendita

Un commerciale in fondo deve vendere non diventare famoso sui social

Così da un networking digitale passare alla vendita non è mai operazione così facile e scontata. La notorietà, i like e le visualizzazioni del proprio post sono tutti mezzi per arrivare a un fine: più contatti, quindi più trattative e di conseguenza più fatturato.

il Networking Digitale

Prima di tutto è importante creare un proprio networking che funziona come nel mondo off-line. Infatti, il digitale ci consente di aumentarne la velocità ed anche la diffusione delle nostre relazioni o meglio dei contatti, perchè prima che diventino relazioni è necessario un ulteriore passaggio la fiducia e la conoscenza della persona. In altri termini è forse più semplice connettersi con i vari strumenti che l’on-lime mette a disposizione. Poi per poter far diventare questi contatti dei lead ci vuole tempo, pazienza e soprattutto un lavoro continuo e meticoloso di comunicazione.

La creazione del networking è di vitale importanza per costruire poi i passi successivi che conducono alla vendita. Infatti, nella maggior parte dei casi si parte da persone che si conoscono professionalmente e con cui c’è già una conoscenza precedente per diverse situazioni creatasi. Per costruire una buona rete è necessario non perdere mai di vista gli obiettivi che si desidera raggiungere. Risulta così indispensabile la ricerca.

La Ricerca del Contatto dei potenziali Clienti

Esistono diversi modi e motori di ricerca disponibili per individuare i contatti dei potenziali clienti a livello internazionale. L’importante è l’attenta selezione della giusta persona. La scelta del lead con cui entrare in contatto, in particolar modo quando non si conosce bene l’organizzazione del cliente è vitale. Però prima di arrivare alla persona è importante avere chiara la mappatura dei clienti obiettivo.

Soprattutto, in mercati che non si conoscono in modo approfondito è necessario aver ben chiaro i player che operano. Poi non tutti i player possono essere giusti per il proprio business o prodotti che abbiamo in portafoglio. Quindi se non viene fatta un’attenta segmentazione è possibile poi che si fanno una serie di attività ed azioni che non convertono.

Dal Contatto alla Relazione Digitale

Terminato il punto precedente e dando per effettuata la segmentazione e selezione del parco dei potenziali clienti in uno specifico mercato, si passa all’identificazione del lead. Come già detto anche questa non è un’operazione banale proprio perché si conosce poco dell’organizzazione interna del cliente che si vuole raggiungere. Quindi è indispensabile porre molta attenzione, perché anche in questo caso si deve evitare che gli sforzi che si andranno a compere possano essere vani.

Infatti, l’importanza dell’individuazione del lead corretto è perché gli argomenti con cui si cercherà d’instaurare una relazione digitale siano poi di suo interesse. Facciamo un esempio se sto cercando un buyer di una catena distributiva che compra pasta devo essere abbastanza sicuro che si occupi degli acquisti della marca e non della private label, piuttosto che segua la pasta secca e non quella fresca. Il rischio appunto che l’interlocutore non sia affatto interessato alle mie argomentazioni, perché i occupa di acquisti di un reparto che non ha nulla a che fare con la nostra proposta.

Dalla Relazione Digitale alla Vendita

Sono proprio le argomentazioni il carburante da mettere nel motore delle relazioni. Infatti, per trasformare una relazione digitale in un rapporto più commerciale e d’interesse e necessario incuriosire il nostro interlocutore con una serie di contenuti idonei. Per questo motivo i punti prima elencati ovvero quello di costruire un auditorio fatto id persone interessate è di fondamentale importanza per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Ma per poter approfondire questa tematica necessita di approfondire in modo dettagliato la costruzione della relazione ed i fili proprio del telaio relazionale che si devono tessere.

Pertanto se interessati rimanete connessi ☺

Se invece, volete saperne di più su questo tema potete leggere il Metodo Clink

Digital Influencer Marketing B2B- Cos'è e come funziona

Digital Influencer Marketing B2B – Cos’è e come funziona

Digital influencer marketing B2B è un metodo di social media-based marketing che si concentra su ottenere attenzione e credibilità da parte di operatori nel mondo business.
L’obiettivo è quello di coltivare le relazioni tra il marchio e gli acquirenti lasciando che le comunità online esprimano le loro opinioni su prodotti e servizi in modo amichevole e conversativo.

Rispetto al classico influencer marketing B2C, il B2B è molto più di nicchia e specifico ed anche la tipologia di testimonial è spesso molto diverso per caratteristiche e modalità di comportamento.

Come possono gli strumenti digitali ottimizzare le campagne di influencer marketing?

Gli strumenti digitali possono aiutare a scoprire gli influencer utilizzando gli stessi termini di ricerca dell’azienda e indirizzare i loro follower a guidare il traffico più qualificato. È inoltre possibile utilizzare strumenti per pianificare outreach e rispondere al target di riferimento.
Utilizzare avvisi automatici per monitorare quando gli utenti rispondono e avviare una conversazione con loro. Questo consente di rispondere rapidamente senza spendere un sacco di tempo.
Dopo aver costruito una relazione con un influencer business digitale, è il momento di proporre il prodotto o il servizio. Alcune volte questo percorso può essere parte integrante di una strategia commerciale. 

È possibile utilizzare uno strumento per creare un modello di pitch che consente di ottimizzare gli sforzi di sensibilizzazione.

Creare nuove relazioni e ottimizzare quelle esistenti

Gli strumenti digitali possono mostrare quanto influente sia un contenuto visualizzando il numero di condivisioni sociali da parte degli utenti e che hanno condiviso quel contenuto sul loro sito web o blog. Questo può aiutare a scoprire nuovi influencer per connettersi e ottimizzare le relazioni esistenti.
Anche in questo caso rispetto al classico influencer marketing bastano pochi qualificati operatori che si connettono e visualizzano il contenuto. Alcune volte un buyer che si lascia influenzare su un contenuto da parte di un suo collega vale molto, moltissimo.

Testimonianze di Business Manager

È possibile utilizzare le testimonianze di business manager su Linkedin per mostrare al pubblico obiettivo i punti di forza del prodotto e l’adozione da parte di questi, aiuterà a creare attenzione da parte di altri business manager.
Una volta identificato un influencer, che può essere anche un profilo social di un punto vendita, è il momento di connettersi con loro e costruire una relazione. Automatizzare questo processo per una diffusione più rapida che fa risparmiare tempo e risorse, accorciando la finestra di risposta email da giorni a minuti.

Come il tradizionale influencer marketing B2C gli operatori/testimonial del B2B devono essere ben segmentati e profilati per poter ottenere l’obiettivo d’influenzare altri operatori

Digital PR

Gli strumenti PR digitali possono aiutarti a trovare gli influencer giusti per la tua azienda, analizzare i contenuti migliori per massimizzare i risultati e ottimizzare le campagne di sensibilizzazione. Questo assicura che gli influencer sono scelti per la loro influenza su prospettive mirate, non solo perché hanno un grande seguito sociale.

Le piattaforme social come Linkedin, Instagram e Twitter

Puoi trovare influencer digitali business sui principali canali sociali che sono popolari tra il pubblico di destinazione. Ad esempio, si possono cercare esperti nel tuo campo e invitarli a connettersi su Linkedin, Instagram o Twitter. Se accettano, si potrà essere in grado di vedere il loro punteggio di influenza.
Una volta identificati gli esperti che sarebbero credibili al target obiettivo, è necessario determinare in che modo possano soddisfare al meglio e come possano adattarsi al outreach di conseguenza.
Influencer marketing è il processo di ottenere approvazioni da persone rilevanti e autorevoli (o “influencer”) per guidare la consapevolezza per il marchio ed i prodotti/servizi.
Inizia definendo gli obiettivi di business e gli obiettivi, così come il mercato di riferimento. Quindi, creare un piano di marketing influencer dettagliato che si allinea a tali obiettivi.

Permission Marketing Digitale

Permission Marketing Digitale

Il permission marketing digitale può aiutare a creare una relazione online con un potenziale cliente migliorando la classica “chiamata a freddo”

Iniziare una conoscenza nel mondo digitale nella maggior parte dei casi può aiutare a farsi conoscere ed a instaurare una prima relazione.

Chiedere un collegamento attraverso un social media che possa essere Facebook, Instagram, Twitter, piuttosto che Linkedin non cambia di molto, tranne che probabilmente nelle modalità.

Infatti, su alcuni social media un collegamento è più legato agli aspetti professionali se avviene tramite Linkedin, Twitter, se invece proviene da altre piattaforme è più legata al tempo libero ma, non  ci sono regole ferree che dividono in modo così netto le cose.

Alcune volte si può iniziare anche viceversa, con un contatto che può avvenire nel reale e poi andare nel digitale, con una prima iniziale connessione via Instagram, ad esempio con il sistema di messaggistica di Instagram “Instagram Direct” e poi addirittura trasformarsi in una relazione digitale professionale, casomai spostata su un altro social come possa essere Linkedin.   

Sicuramente al momento della ricezione della richiesta di collegamento, effettivamente a seconda dalla piattaforma da cui si riceve si generano delle aspettative diverse e quindi anche delle relative risposte.

Rimane di vitale importanza in una creazione di una rete di collegamenti digitali la cura ed il dettaglio del proprio profilo personale. Esistono diversi sistemi per valutarne l’efficacia, ad esempio Linkedin valuta la costruzione con diversi livelli di efficacia. Più è curato, più aumenta la probabilità e facilità di autorizzazione alla connessione.

Difatti alla base del “Permission Marketing Digitale” c’è bisogno di una buona presentazione di sé stessi, meglio se avvalorata da testimonianze di altre persone, e se queste sono in comune è meglio, perché questo aumento l’autorevolezza della richiesta di contatto.

La creazione del collegamento apre la strada a diverse opportunità di relazione digitale, attraverso un messaggio o addirittura una telefonata o videochiamata. Messanger di Facebook, Linkedin piuttosto che Instagram Direct offrono davvero modalità molteplici possibilità di contatto. Quindi il problema non risiede più nell’avvicinare la persona ma, la cosa più importante è quella di rendersi ai suoi occhi interessanti, in particolar modo quando l’obiettivo è quello di creare opportunità di business.

Prima di addentarsi nella fitta rete di relazioni digitali che merita approfondimento a parte è necessario selezionare attentamente le persone con cui si vuole interagire. Infatti, non sempre si conoscono i potenziali clienti soprattutto se in Paesi esteri, quindi prima d’iniziare qualsiasi attività è indispensabile una ricerca di mercato e di segmentazione e profilazione del target clienti obiettivo e delle persone che lavorano all’interno che potrebbero essere potenzialmente interessate ed interessanti alla attività di business.

Ma come fare a creare un data base e come creare una solida relazione digitale ne parleremo nel prossimo articolo.

Come funziona l'algoritmo di Linkedin nel 2021

Come funziona l’algoritmo di Linkedin nel 2021

Linkedin sta aumentando la sua popolarità come canale social professionale con più di 740 milioni di profili.

È importante quindi creare un profilo performante, che adatta le proprie pagine per migliorare il loro ranking.

Per fare ciò è necessario lavorare con l’algoritmo di Linkedin, perché il feed dell’utente non segue un ordine cronologico.

L’algoritmo è attratto soprattutto dai testi. Non è come per Instagram o Pinterest: a Linkedin piacciono i contenuti interessanti, di qualità.

Linkedin premia i contenuti di valore: bisogna creare un profilo forte e promuovere efficacemente il proprio brand, altrimenti si rischia di perdersi nella savana digitale, insieme a tutti gli altri profili.

Costruire un profilo Linkedin forte

Linkedin permette di creare un brand da promuovere alle aziende e potenziali partner. Non si tratta di mostrare online la propria attività o servizio, si tratta di creare un metodo per far crescere il proprio brand attraverso il proprio profilo. Ecco perché è importante capire e sapere come funziona l’algoritmo di Linkedin

Linkedin in ottica SEO

La SEO (search engine optimization) è un’attività vitale da fare perché il proprio profilo venga visualizzato prima degli altri: parole chiave, contenuti di spessore, pubblicazione di post e articoli, utilizzo di hashtag, inserimento di link interni e esterni.

Così si permette all’algoritmo di aumentare la visibilità della propria pagina.

Non andare oltre

Una volta apprezzati i benefici portati da una giusta SEO, il rischio è voler inserire in ogni post più strumenti possibili per raggiungerla. Bisogna ricordarsi però che gli hashtag e i tag scelti hanno la funzione di migliorare il proprio post, non di impantanarlo chissà dove.

Ciò che veramente aiuta su Linkedin e nelle altre piattaforme è un contenuto dinamico. Se in un post si trovano troppi hashtag e link, il rischio è quello di indebolire il post stesso.

Soddisfa il tuo pubblico

Creare un contenuto universale, che vada bene ad ogni singola nicchia è praticamente impossibile.

Una volta identificato il proprio pubblico, si può iniziare a capire come costruire il proprio contenuto.

Un modo organico per migliorare il livello di engagement è di adattare il tuo contenuto al tuo target audience. Scoprendo e ricercando cosa piace e non piace al tuo audience, puoi adattare i tuoi contenuti e messaggi verso che ciò che interessa maggiormente.

Hashtag intelligenti

Se stai pensando “è una domanda da fare?”, la risposta è “sì”.

Utilizza 3\5 #hashtag pertinenti al tuo contenuto. Non distrarre il tuo pubblico. Per esempio, se il tuo post si concentra sul meteo della tua zona, non dovresti usare poi hashtag irrilevanti come  #cercolavoro, solo per essere visto da qualcuno!

Commenti>Like>Condivisioni

Il percorso giusto per iniziare è intervenire sui post degli altri. I commenti hanno il risultato più veloce. Si apparirà infatti nella lista dei commenti di molti utenti.

Poi ci sono i “like” o altre reazioni simili (amore, curiosità, supporto, festeggiamenti), che aiutano a far capire il proprio pensiero al diretto interessato.

Condividere gli altri post è considerato quasi una perdita di tempo se rapportato agli altri strumenti.

Incoraggiare esplicitamente il coinvolgimento!

La pubblicità digitale è piena di messaggi impliciti.  Linkedin si distingue in questo, perchè ha dietro di sé una vera miscela di contenuti persuasivi, informativi e motivati dalla lead generation.

Quando si scrive su Linkedin, è importante che le proprie call to action siano le più dirette possibile.

Alle persone bisogna dire ciò che si vuole da loro e questo potrebbe motivarli a seguire il proprio profilo o addirittura cominciare a intervenire con commenti sui post.

Il tempo è tutto

Quando si posta sui social è importante capire la tempistica. Una buona posizione sui social significa una buona tempistica. Utilizzando nel modo giusto i dati e strumenti analitici si può alzare il livello di engagement magari solo aspettando il momento giusto.

Trovate il momento giusto per postare. Le piattaforme social non sono strumenti magici. Tutto sta  nel trovare il periodo di tempo in cui le nostre relazioni sono maggiormente online e il gioco è fatto, è ora che bisogna agire con i propri post. Strumenti come Publer aiutano a capire quando i nostri post ricevono più engagement.

A seconda della potenza di banda della pagina, è necessario considerare ad esempio i fusi orari che potrebbero influenzare il programma di invio.

È possibile monitorare i tassi di Global Engagement di Linkedin per decidere il momento migliore per pubblicare.

Video

Se stai creando un video, non dimenticare di farlo lungo al massimo 1 minuto e di aggiungere i sottotitoli.

Linkedin non è la solita piattaforma che utilizzi per connetterti con gli altri. Video professionali potrebbero essere una giusta base di partenza per rapporti futuri di business. Nessuno ha il tempo né la voglia di vedere video sui gatti, per questo esiste You Tube!

Superare l’algoritmo di Linkedin
Fare marketing con Linkedin significa  sviluppare un vero e proprio piano strategico. Linkedin può essere utilizzato come strumento per coltivare nuovi lead e generare buzz intorno al proprio marchio.
Una volta compreso l’algoritmo, è possibile creare un piano di marketing strategico che aiuta ad aumentare la vostra presenza su Linkedin. 

Connettiti con noi per scoprire nuovi modi e tempi per aumentare la visibilità del tuo marchio!

Sfrutta il potere di Linkedin e utilizzalo a tuo vantaggio. Ricorda, tra i 740 milioni di profili menzionati all’inizio, metà sono utenti attivi mensili 😊

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Cosa è un digital export manager e come può aiutare le aziende ad esportare

Stai cercando un nuovo membro per completare il tuo team di marketing e vendite? Stai cercando di ottenere clienti negli Stati Uniti e in altri mercati esteri? Hai bisogno di una guida su come rendere più efficaci le tue campagne digitali?

Se avete risposto sì a una qualsiasi di queste domande, è necessario connettersi con un digital export manager. Questi professionisti oggi sono essenziali per generare lead di qualità e costruire relazioni di vendita significative nel mondo digitale.

Che cosa è un Digital Export Manager?

Gli export manager digitali ti aiutano a trovare online lead di qualità e a trasformarli in clienti. Questo include processi come l’analisi digitale, la pubblicità social e altre forme di marketing online. Tuttavia, la parte più importante del lavoro di un export manager digitale è quello d’individuare e ricercare nuovi potenziali clienti e creare una relazione di qualità con  loro.

Perché ne hai bisogno?

Potreste pensare, “Ho ottenuto a lungo risultati senza un manager specializzato in digitale dedicato all’esportazione. Perché ho bisogno di uno ora?” Mentre si può essere in grado di cavarsela senza uno, lavorare con un manager di esportazione digitale può rendere oggi la vostra strategia di marketing e di vendita sicuramente migliore.

Francamente, il nostro mondo sta diventando sempre più digitale. 
Le riunioni a distanza stanno diventando la norma. Affidarsi alle riunioni di persona e costruire relazioni con i clienti semplicemente non funziona più come prima.

Inoltre, molti buyer nei mercati internazionali utilizzano le videoconferenze per le imprese invece di viaggiare all’estero. Anche prima della pandemia COVID-19, il tasso di crescita del trasporto aereo per affari era in contrazione.

Tuttavia, i clienti stranieri si aspettano ancora lo stesso alto livello di servizio che si offrono per incontri di persona. Lavorare con un digital export manager è fondamentale se si vuole espandere la propria base di clienti a livello internazionale.

Cosa sta succedendo in UK?

Il nuovo rapporto sullo stato delle vendite di LinkedIn per il Regno Unito fornisce una risposta clamorosa. Le organizzazioni di vendita nel paese hanno puntato tutto sulla tecnologia di vendita come risposta alla pandemia e la rivoluzione è solo all’inizio.

La metà di tutte le organizzazioni di vendita nel Regno Unito affermano di aver risposto alla pandemia aumentando i propri investimenti nella tecnologia di vendita, inoltre (52%) affermano che aumenteranno gli investimenti l’anno prossimo e circa un terzo prevede un aumento del 50% o di più del tempo dedicato nelle negoziazioni digitali, rispetto a prima. Almeno il 40% dei professionisti delle vendite ora utilizza strumenti di collaborazione virtuale, CRM e di intelligence sulle vendite, circa un terzo ora utilizza strumenti di pianificazione delle vendite, coinvolgimento delle vendite e abilitazione alle vendite e circa tre quarti prevede di aumentare l’utilizzo di ogni tipo di strumento nel prossimo anno.

Se non si dispone di un export manager dedicato in-house, è possibile stipulare un contratto con una società specializzata in questo. Valuteranno la vostra strategia attuale e vi forniranno gli strumenti per rendere il vostro marketing e le vostre vendite digitali più efficaci.

il futuro dell'ecommerce, strategie per contrastare amazon

Il futuro dell’eCommerce: Amazon contro gli shop on-line indipendenti

La pandemia ha fatto esplodere i fatturati dello shop on-line consolidando il futuro dell’eCommerce. Ma in questo scenario come possono combattere i negozi on-line indipendenti contro il titanico Amazon?

Le dimensioni del mercato eCommerce globale dovrebbero raggiungere oltre 27 miliardi di dollari entro il 2027. Mentre Amazon è il rivenditore online più importante con la maggior quota di mercato, c’è ancora spazio per gli e-shop indipendenti per rivendicare una loro quota di mercato?

Come può un piccolo rivenditore online riuscire ad avere un vantaggio contro un colosso come Amazon? Quale potrebbe essere il futuro del suo e-commerce? La chiave è anticipare le prossime tendenze del commercio elettronico e sviluppare soluzioni innovative per ottenere questo vantaggio vitale.

Qui di seguito qualche considerazione, che può aiutare a migliorare le performance degli e-shop indipendenti.

Accrescere la Personalizzazione

La personalizzazione nel marketing non è una novità, ma ci sono nuove tecniche che le aziende possono utilizzare per connettersi con il loro target di riferimento.

Ad esempio, è possibile focalizzare sempre più la proposta ai propri clienti, in base al loro comportamento di acquisto passato. Questo tipo di contatto al momento giusto potrebbe aumentare le performance di vendita e ottenere recensioni positive.

Inoltre, rispetto a colossi e multinazionali, si potrebbe lavorare molto sulla creazione di una relazione e connessione più umana e personale, per quanto sempre digitale. Sulla creazione di un rapporto stabile e fedele: questo facilita molto un possibile riacquisto, un passaparola o una recensione positiva.

A proposito di recensioni: la SEO penalizza molto quelle fasulle, quindi devono essere quindi veritiere e sincere.

Il futuro dell’eCommerce: Costruire un marchio che vale il prezzo

Molti consumatori acquistano su Amazon perché i prezzi sono molto competitivi.

Per un produttore questo significa una corsa verso il basso, con una conseguente problematica futura che riguarda la marginalità.

Esiste una valida alternativa? Quale potrebbe esser il futuro del proprio e-commerce?

Per portare più traffico verso il proprio shop online, si potrebbe offrire un prodotto di qualità superiore e un servizio integrato. Dal confronto fra le varie offerte, non solo di prezzo, ma a questo punto di caratteristiche del prodotto, i potenziali acquirenti saranno probabilmente disposti a pagare di più.

Questa differenziazione consente anche di sviluppare linee di prodotti uniche. Sarà quindi possibile attirare consumatori che non riescono a trovare articoli simili di competitor su Amazon.

Questo è uno dei vantaggi competitivi più significativi che si possono ottenere quando si crea un negozio online, perché permette di aumentare la brand awareness e value. Un vantaggio che risulta difficile da raggiungere, se invece si decide di vendere solo su Amazon, se non con ingenti capitali in sponsorizzazioni.

Altro aspetto da considerare è la crescita della brand reputation: quando si offrono prodotti e servizi specializzati, le recensioni vengono scritte direttamente sul sito dell’azienda e non su Amazon. Se queste poi ottengono punteggi molto alti,ecco che l’azienda migliorerà la sua brand reputation in generale. E le consentirà di creare una strategia integrata multi-canale, per promuovere e spingere il traffico verso il proprio sito.

eCommerce e SEO

Le strategie SEO rendono possibile per i negozi indipendenti la competizione con i venditori di Amazon. Ciò significa l’utilizzo delle giuste parole chiave e la creazione di contenuti di alta qualità per la propria comunicazione.

È vitale capire come ottenere una buona valutazione dagli algoritmi di Search Engine, che cambiano costantemente i loro criteri.

Per avere successo è importante fornire aggiornamenti regolari dei contenuti. Per essere davvero efficace questo può richiedere tempo e soprattutto generare una serie di complessità. Lavorare con professionisti che hanno conoscenze esperte in questo settore, e sono aggiornati sulle ultime tendenze può aiutare a raggiungere i propri obiettivi più rapidamente ed efficacemente.

Oggi è importante saper comunicare i propri brand value con coraggio e trasparenza. Il futuro dell’eCommerce passa anche tramite la condivisione con propri clienti degli stessi valori. Ad esempio, i consumatori sono sempre più preoccupati e sensibili verso l’ambiente. Nel momento dell’acquisto, possono preferire un’azienda rispetto ad un’altra, perché considera seriamente questo aspetto. Un professionista può consigliare contenuti più strategici, più precisi e può aiutare a non incorrere in malintesi, che sarebbero un boomerang per la reputazione dell’azienda.

La strategia SEO si deve basare su notizie vere e dimostrabili, ancor più se si tratta di valori: si possono conquistare nuovi clienti dimostrando che il proprio business si fonda su prodotti con valori etici solidi.

Il futuro dell’eCommerce come strategia integrata di medio lungo periodo

Sicuramente il proprio sito è un po’ come stare a casa propria, qui è possibile effettuare una serie di azioni e attività che si possono implementare con maggiore libertà nel medio lungo periodo. Ad esempio tutte le campagne di advertising consentono di portare i potenziali clienti sul sito, dove possono navigare e trovare maggiori informazioni sull’azienda e i suoi prodotti. Anche su Amazon è possibile creare un sito: lo spazio comunque è ridotto ed inoltre tutto il traffico di clienti rimane sulla piattaforma, rendendo più difficili le azioni successive di re-marketing.

Nel breve e medio periodo, comunque, è indubbio che i risultati garantiti da Amazon siano incomparabili, rispetto ad un lancio ex-novo di un nuovo shop on-line.

La scelta fra vendere su Amazon o attraverso un proprio sito può essere anche sinergica, non necessariamente contrapposta. Il futuro dell’e-commerce vede ambedue le scelte all’interno di una precisa strategia digitale integrata, per ottenere così degli ottimi risultati senza essere per forza essere in contrasto.

È consigliabile infatti un modello di sviluppo digitale che sia il più possibile integrato e multi canale, per raggiungere con strumenti diversi il maggior numero di potenziali clienti e soddisfare le loro aspettative.