penne stilografiche montegrappa social a colloquio con Diana Aquila

Penne stilografiche MONTEGRAPPA, Così promuoviamo sui social i nostri “strumenti da scrittura”

Parrebbe quasi una contraddizione in termini. E invece, attraverso l’adozione di efficaci strategie e tecniche di comunicazione-promozione nel digitale, la storica azienda di penne stilografiche Montegrappa può vantare rapporti privilegiati con i suoi estimatori anche sui canali social. E anche i riscontri commerciali sono lusinghieri.

A colloquio con Diana Aquila, responsabile marketing di Montegrappa

Accompagnata da Rufus, un simpatico e discreto chihuahua a pelo lungo, Diana Aquila ci accoglie nella luminosa boutique di Montegrappa, storica ditta bassanese (fondata nel 1912) alla quale la sua famiglia ha saputo imprimere negli ultimi decenni uno straordinario slancio.

Diana Aquila, Head of Marketing di Montegrappa: una formazione prestigiosa al servizio delle penne stilografiche

L’accento lievemente contaminato da un’inflessione meneghina ha il compito non facile di spiegarci come un’azienda che produce “strumenti da scrittura” riesca, in un’epoca fortemente segnata dal digitale, a guadagnare quote di mercato e a imporsi con inconfutabile successo nei mercati internazionali.

Formatasi come fashion stylist al prestigioso Istituto Marangoni di Milano (un tempio della moda), ha gestito per circa quattro anni sempre nel capoluogo lombardo il negozio Montegrappa di via Borgospesso, laterale della centralissima via Montenapoleone.

“Un’esperienza importante, una sorta di battesimo del fuoco nel mercato della scrittura. Ma soprattutto un mondo davvero particolare, nel quale mi sono trovata a lavorare a diretto contatto con la clientela, potendomi fare un’idea chiara dei montegrappisti.

La clientela di Montegrappa: creativi, appassionati, rigorosi e attenti ai dettagli

Persone dalla fisionomia ben definita: sofisticate, creative, con uno spiccato senso estetico, spesso amanti dei prodotti di lusso, ma al tempo stesso rigorose e attente ai dettagli. In gran parte collezionisti che considerano le penne dei veri e propri tesori e che le usano con estrema cura, a prescindere dalla loro serie di appartenenza. Che, di norma, viene distinta fra regolari, limitate e limitatissime”.

Forte dell’esperienza sul campo e della preparazione acquisita attraverso il suo percorso di studi, Diana Aquila opera ora a Bassano, in veste di head of marketing, nello storico stabilimento di via Ca’ Erizzo, lungo il Brenta e a nord della città.

In un’era digitalizzata, la ditta storica Montegrappa si afferma con successo nei mercati internazionali

L’azienda, ci spiega, dispone di una rete internazionale di distributori, con i rispettivi agenti, e di diversi negozi monomarca (le boutiques), fra i quali spicca quello di Bassano, meta di visite da parte di cultori provenienti da ogni parte del mondo. In realtà, poiché tutto viene prodotto in casa, l’intera ditta (reparti produttivi compresi) è oggetto del pellegrinaggio di appassionati.

Scelta fortemente voluta e in linea con una tradizione che si mantiene intatta con il passare degli anni. Se infatti la fondazione di Montegrappa risale ai primi del secolo scorso, la particolare filosofia che l’ha caratterizzata per decenni è stata poi condivisa da Leopoldo Tullio Aquila, i cui rapporti commerciali con l’azienda cominciarono nel 1938, quando iniziò a sviluppare numerose produzioni su commissione.
Fu poi nel 1981 che la famiglia Aquila rilevò la ditta.

Configuratore personalizzato e factory tour: un’esperienza immersiva nella storia e nell’arte di Montegrappa

“A proposito di strategie commerciali azzeccate, per così dire, un posto d’onore spetta al nostro configuratore, recentemente introdotto e subito molto gradito dai clienti, che possono ora personalizzare al massimo il prodotto in funzione della loro sensibilità e del loro gusto.

Ma pure i factory tour (che si svolgono al mercoledì, con una frequentazione di circa quattro / dieci visitatori alla volta) rivestono una significativa importanza, contribuendo ad aumentare il livello di fidelizzazione dei montegrappisti, che possono così conoscere nel dettaglio la nostra storia e ammirare le creazioni più iconiche: un percorso che si conclude immancabilmente nella Sala delle Eccellenze, il museo
aziendale. Con una punta di orgoglio possiamo affermare che Montegrappa crea attrazione e porta turismo a Bassano”.

Si tratta sicuramente di formule molto efficaci, per non dire vincenti. Ma, dal punto di vista strettamente digitale, come state curando la vostra promozione? “Siamo presenti su tutti i canali social: Facebook, Instagram, Youtube, Linkedin, Twitter. E, da poco, abbiamo aperto un profilo anche su Tik Tok. Bisogna però considerare che il nostro target principale è costituito da utenti oltre i quarant’anni e, in generale,
abbastanza distanti dal mondo dei social. Nonostante tale peculiarità, la pagina Facebook è seguita da
circa centomila persone, quella Instagram da cinquantamila.

Una presenza, quella sui social, alla quale sicuramente teniamo, senza tuttavia volerne divenire schiavi.
In effetti utilizziamo questi media soprattutto in funzione di specifici obiettivi, come in occasione delle
campagne di lancio dei nuovi prodotti: circa tre o quattro al mese.

Socializzare con i montegrappisti: fidelizzazione e conoscenza della storia di Montegrappa

Il linguaggio, adeguato a ogni tipo di social, si avvale di una comunicazione strategica sulla base di un piano editoriale, mentre il lancio mirato a promuovere le collezioni viene fatto attraverso campagne di advertising, Paese per Paese.

Nell’ambito del mail marketing, invece, lo strumento più performante e oggi irrinunciabile è rappresentato dalla newsletter, che inviamo regolarmente a circa cinquantamila contatti. I testi, abbastanza tecnici e non proprio cortissimi, sono comunque molto graditi dai montegrappisti, che amano ottenere informazioni esaurienti, per poi eventualmente raccontarsi e scambiarsi dati, pareri, perfino emozioni. È anche per questo motivo che abbiamo preferito non aprire una community, ma supportare quelle dei nostri amici pennaioli”.

Avete profilato la vostra clientela?

“È un’operazione che conduciamo con molta discrezione attraverso la traccia degli acquisti online e dei contatti diretti. Nei rapporti con la rete vendita, alla presentazione delle collezioni, vengono invece raccolti utili feedback sul prodotto”.

Quanto incidono le licenze, come per esempio nel caso delle penne marchiate Fifa in occasione dei Mondiali 2022, nella vostra produzione?

“Si tratta di un peso rilevante, fondamentale implementazione delle vendite. Soprattutto se viene associato alla forte presa emozionale che le nostre penne suscitano sempre in chi le sceglie;
che non è un cliente in senso stretto, ma una persona che condivide i valori della marca identificandosi
con essi. D’altro canto, in ogni nostro strumento è presente il tocco umano. Ed è nostro desiderio che
sia percepito. Una sorta di sentimento che si propaga anche nei nostri mercati principali: Stati Uniti,
Medio Oriente, Cina e Italia”.

Quanto conta la creatività nel vostro lavoro?

“È il presupposto essenziale, la conditio sine qua non. Anche se poi l’idea deve necessariamente essere supportata dalla sapienza tecnica: microfusioni, incisioni a bulino, smaltature a freddo, miniature, incastonature… la nostra attività si avvicina molto alla gioielleria e all’orologeria”.

In chiusura, due parole sul sito…

“Possiamo dire che si divide in due anime: istituzionale, legata alle sollecitazioni/suggestioni delle newsletter, ed e-commerce.

Da quest’ultima, spinta attraverso le campagne e le promozioni sui social, abbiamo ottimi riscontri, anche grazie all’introduzione del configuratore che fornisce un servizio su misura. Dalla gestione one-to-one, infatti, risulta che sono molto gradite le serie limitate e la possibilità di personalizzare”.

I prossimi obiettivi…

L’intrapresa di un percorso virtuoso orientato all’economia circolare e all’ecosostenibilità: cioè produrre e progettare secondo i dogmi della green-economy!”.

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Come comunicano le aziende, il caso Baxi

Silvia Bordignon, responsabile Comunicazione e Trade Marketing di Baxi, azienda che eredita la quasi centenaria tradizione della Smalteria e Metallurgica Veneta e che attualmente progetta e produce caldaie e sistemi per il riscaldamento e climatizzazione ad alta tecnologia. Recentemente questa rilevante industria bassanese è balzata agli onori della cronaca internazionale per la realizzazione di una caldaia domestica a idrogeno puro, prodotto tramite energia rinnovabile e senza emissioni di CO e CO2.

Quali sono stati gli esordi in Baxi?

“Lavoro in questa realtà dal 2000. Inizialmente avrei dovuto operare nell’ambito dell’Ufficio Commerciale Estero, settore radiatori. Proprio allora, però, si decise che ogni azienda del gruppo si focalizzasse sul proprio core business: nel nostro caso, le caldaie.

Così, in alternativa, mi venne proposto un tirocinio in quella che era, ancora in embrione, un’unità destinata allo sviluppo del marketing e che corrispondeva all’Ufficio Promozione per l’Estero. Al
termine dell’apprendistato, entrai in forze in quella struttura e realizzai uno dei miei primi lavori (avvalendomi di una fiammante tastiera in cirillico): un volantino studiato ad hoc per promuovere scaldacqua elettrici in Russia!”.

Qual era la situazione commerciale a quell’epoca?

“Fra il 2000 e il 2008 abbiamo vissuto anni di grande espansione, soprattutto nei mercati esteri.
In azienda si respirava un’aria davvero effervescente, al punto che si decise di fondere gli Uffici Promozione Estero e Promozione Italia e di dare vita, nel 2005, alla Divisione Marketing: quella
che oggi si chiama Sales and Marketing”.

Quali sono le sue attività nell’ambito della Comunicazione e del Trade Marketing?

“Il nostro principale target è costituito dagli installatori. A loro, che hanno l’opportunità di influenzare e governare le scelte degli utenti finali (i consumatori) si rivolge principalmente la nostra comunicazione. Siamo quindi nel contesto del B2B, ossia del commercio interaziendale.

Nello specifico si tratta, per quanto attiene all’ambito domestico, di idraulici; mentre, per quello professionale, di progettisti (ingegneri e architetti), che consideriamo opinion leader.
Ovviamente il linguaggio che adottiamo varia in funzione dell’interlocutore. Nel caso dell’idraulico ci rivolgiamo al privato, in quello del professionista all’azienda. Pure con il grossista il rapporto è improntato a grande dialogo e collaborazione.

Non bisogna infatti dimenticare che la catena distributiva passa per quattro anelli: dall’azienda (noi) al grossista, all’installatore e infine all’utente”.

Fidelizzare l’installatore è dunque un obiettivo primario…

“Certamente. Un target che perseguiamo attraverso diverse strategie. Dal 2013 al 2017, per esempio, abbiamo organizzato i Baxi Expo, dei roadshow che hanno incontrato un notevole successo: incontri itineranti, a invito, con gli installatori di un preciso territorio. Una modalità efficace per sviluppare rapporti
diretti con loro in location individuate direttamente da noi (particolarmente riuscito quello svoltosi a Roma, al Salone delle Fontane dell’Eur), nei quali venivano presentate – per aree tematiche – pillole informative di specifico interesse.

Dunque, una formula di comunicazione BTL (Below the line), rivolta cioè a uno specifico gruppo di utenti
(gli installatori) e non veicolata su larga scala attraverso i media tradizionali. Nel complesso si è trattato di una linea d’azione vincente, completamente elaborata dalla nostra Direzione Marketing”.

Anche un’occasione importante per conoscere gli installatori…

“Ne abbiamo contattati circa dodicimila, tutti regolarmente profilati: dati che sono stati poi inseriti in un software CRM (Customer Relationship Management) per la gestione di idonei rapporti e interazioni con
loro. E, soprattutto, per l’avvio di LunaTeam, uno specifico programma di fidelizzazione che annovera circa 2000 installatori.

Ciò ci ha permesso di raggiungere i consumatori finali che, visitando il nostro sito, possono consultare l’elenco degli installatori fidelizzati Baxi, zona per zona”.

Quali canali di comunicazione utilizzate per rivolgervi all’utente finale?

“Dipende dall’utente. Di norma per i privati utilizziamo social come Facebook o Instagram, sui quali veicoliamo campagne di sensibilizzazione orientate a illustrare le tecnologie Baxi e i vantaggi offerti, per esempio, dalle nostre caldaie a condensazione piuttosto che dalle pompe di calore. Oppure consigli utili,
supportati da appositi video, come nel caso della campagna Seven tips, con varie soluzioni a favore del risparmio in bolletta. Con i professionisti ci avvaliamo di Linkedin e impieghiamo il Direct mailing con le Newsletter. Per certe campagne desensibilizzazione ci serviamo anche di GoogleAds

Venendo alla stampa e ai mezzi tradizionali, come vi muovete?

“Curiamo varie campagne Adv (Advertising) principalmente su riviste di settore: testate tecniche alle quali sono solitamente abbonati gli installatori. Ma sono decisamente importanti anche gli incontri con i giornalisti, che ci seguono con una buona disponibilità e con i quali possiamo vantare relazioni di lunga durata: ritengo infatti che abbiano compreso la serietà dei nostri messaggi, sempre legati a contenuti rigorosi e di rilevanza scientifica”.

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email marketing cos'è e come conviene farlo clink digital team

Che cos’è l’email marketing, perché conviene e come farlo…

Che cos’è l’email marketing?, rispondere a questa domanda potrebbe sembrare semplice e immediato: L’invio di pubblicità tramite email! La risposta, però non è proprio così scontata come potrebbe apparire. Infatti se provassimo ad articolarla un pochino potremmo dire che, l’email marketing è l’uso della posta elettronica utile per promuovere prodotti e/o servizi al fine di sviluppare relazioni con potenziali clienti. Si tratta essenzialmente di posta diretta e mirata a terzi, realizzata elettronicamente (email) anziché mediante l’utilizzo del servizio postale tradizionale.

In questo articolo proveremo a spiegare nel dettaglio cos’è l’email marketing, quali sono i suoi vantaggi e quali invece i metodi per realizzarlo in maniera efficace e i relativi confronti con differenti forme di marketing alternativo.

Analizziamo anche quali sono gli svantaggi, gli errori più comuni dell’email marketing, e perché in conclusione valga davvero la pena affidarsi a dei professionisti.

Che cosa è l’email Marketing?

Le aziende inviano ogni giorno decine se non centinaia di email di natura differente: conferme d’ordine, risposte dirette alle domande dei clienti etc. In effetti ogni mail inviata da un’azienda ad un cliente, potrebbe essere considerata una forma di email marketing, tranne che in rarissimi casi. L’Email marketing è un segmento di internet marketing, che comprende il marketing online tramite siti web, canali social, blog, e altro ancora.

Ci sono varie forme di email marketing che possono includere newsletter con aggiornamenti sulla società, promozioni di vendite e offerte esclusive per gli abbonati o iscritti. Le email di marketing possono anche cercare di condividere un messaggio generale per conto dell’azienda. Ad esempio gli auguri per una festa ricorrente, gli auguri di compleanno ad un iscritto.

Uno degli obiettivi dell’email marketing è consentire alle aziende di mantenere i loro clienti informati e adattare i messaggi di marketing per uno specifico segmento di pubblico. Il solo limite è quello di rischiare di allontanare i clienti con continue e fastidiose email di spam.

I due maggiori vantaggi dell’email marketing sono prezzo e facilità.

Il prezzo è altamente concorrenziale rispetto ad altri tipi di marketing. L’uso di email si può considerare senza ombra di dubbio il modo più economico per pubblicizzare un’azienda ei suoi prodotti o servizi.

La facilità di utilizzo è tale da consentire l’accesso, l’utilizzo e il monitoraggio anche alle più piccole imprese.

Come funziona l’email marketing?

Oggi una delle attività più comuni e di successo è diventato: inserire un’opzione di iscrizione alla newsletter al sito web, che consiste per un’azienda nel fare in modo che un numero sempre in crescita di persone e clienti possano entrare a far parte della propria newsletter aziendale, al fine di poter raggiungere e affiliare un’utenza sempre maggiore. Diventa così più semplice indirizzare i clienti anche alla newsletter dai profili di social media dell’azienda ampliando la comunicazione e favorendo lo sviluppo.

Quanto detto finora sembra risultare d’immediata comprensione e di facile attuazione, al punto da indurre ad una rapida conclusione: Che bello, è così semplice che posso fare email marketing da solo! In teoria sarebbe possibile, ma in pratica altamente sconsigliabile, in quanto affinché le tue email non corrano il rischio di essere ricevute ma non lette, o nel peggiore dei casi che l’utente possa cancellarsi definitivamente dalla mail list, sarebbe consigliabile affidarsi a dei professionisti del settore che studiando le migliori strategie, e creando dei contenuti di elevata qualità, possano notevolmente aumentare la probabilità che le tua comunicazioni via email vengano notate e prese seriamente in considerazione.

Che cos’è una newsletter?

Prima abbiamo parlato di newsletter, vediamo adesso che cos’è. Per farla semplice, una newsletter è un messaggio inviato via email in modo ricorrente ad una lista di iscritti per tenerli aggiornati. La newsletter ha una grafica e un layout ben preciso che solitamente è conforme con lo stile comunicativo dell’azienda che la invia.

Ci possono essere vari tipi di newsletter, può essere un’email promozionale progettata per evidenziare l’ultima novità di un brand e/o dei suoi prodotti, oppure può includere contenuti editoriali. Importante, la newsletter deve essere inviata in rispetto della normativa sulla privacy (leggi il nostro articolo “Cos’è la Privacy e perchè è importante)”.

Una newsletter regolare è un modo semplice ed efficace per inviare aggiornamenti su un’azienda, prossimi eventi e offerte speciali. Attraverso dei software dedicati è possibile addirittura programmare email promozionali personalizzate e automatizzate rivolte, ad esempio, a nicchie di clienti come coloro che non hanno effettuato acquisti di recente o che comprano solo determinate categorie di prodotti.

Email marketing conviene farlo nel 2022?

Può sembrare strano che nel 2022, considerata era dei social media, ci venga chiesto ed addirittura consigliato di scrivere email quale strumento privilegiato di marketing. Tuttavia, esistono dati statistici che dimostrano che rimane un aspetto importante degli sforzi di marketing. Studi delle principali piattaforme di email marketing indicano che questo tipo di marketing restituisce una media di 40€ per ogni 1€ speso.

Inoltre i sondaggi rilevano che il 59% dei clienti è influenzato dalla posta elettronica quando si tratta di decisioni di acquisto.

Si stima che l’email marketing abbia un tasso di conversione del 2,3%, rispetto all’1% per i social media.

Il vantaggio della posta elettronica rispetto ai social media è che i clienti hanno maggiori probabilità di vedere una email rispetto ad un post sui social media. Questo è dovuto al fatto che postare qualcosa sui social media non significa che vedano il messaggio proprio quelli che vorremmo raggiungere. Mentre un’email rimane in una casella di posta fino a quando non viene letta (o cancellata).

Una buona strategia di marketing impone che l’email marketing vada di pari passo con i social media.

Quindi, conviene questo tipo di marketing?

Come abbiamo visto, l’email marketing è una soluzione efficace e collaudata. Ha dimostrato nel tempo di essere solida ed affidabile, per qualsiasi tipo di azienda e per ogni diverso prodotto o servizio. Può con tutta onestà considerarsi, qualunque siano gli obiettivi di un’azienda, il miglior modo per trasmettere un messaggio diretto e funzionale allo scopo a più persone possibile in contemporanea.

Le email inviate non devono necessariamente perseguire il tentativo di vendere qualcosa. Possono e devono essere utilizzate anche per condividere il feedback dei clienti, come le storie di successo, le recensioni migliori, ecc. o anche per costruire un rapporto continuativo di fedeltà, condivisione e crescita. Un altro utilizzo dell’email marketing è quello di creare delle email educative per aiutare ulteriormente i clienti, gli iscritti o gli abbonati, ad avere una migliore comprensione del proprio prodotto o servizio.

Nel futuro sicuramente le campagne di email marketing non saranno abbandonate o superate. Lavoreranno ancora più in sinergia con le campagne di social media marketing per implementare e ottimizzare l’impegno e l’obbiettivo comunicativo di ogni azienda..

I nuovi lavori del Futuro, Il venditore digitale Stefano Falcone CLINK digital Marketing

I nuovi lavori del Futuro? Il venditore digitale

Si dice spesso che il mondo sta cambiando, se non che è già cambiato…

L’utilizzo delle nuove tecnologie nella vita professionale è sempre più pervasivo, tutti i settori stanno subendo una profonda trasformazione dettata dal digitale.
Così anche la parte marketing e vendite delle aziende deve adeguarsi per poter essere competitiva nei
mercati internazionali.
Quindi in molte imprese è necessario un cambio di paradigma ed un adeguamento infrastrutturale,
soprattutto nell’area commerciale, che in molte aziende non si è ancora del tutto attuata.
In particolar modo per poter raggiungere mercati esteri si tende ad utilizzare sempre più strumenti e mezzi digitali, questo perché i clienti stesso li utilizzano per avere maggiori informazioni per lo sviluppo del proprio business.

Ciao Stefano quindi abbiamo delle nuove figure professionali che sono necessarie per rispondere a queste esigenze nuove del mercato?

Si, hai ragione Andrea, infatti iniziano a farsi spazio altre figure professionali come quello del Venditore
Digitale
(Digital Sales Manager) e il Digital Export Manager (DEM).

Chi sono?
Sono delle vere e proprie figure professionali, che da remoto, quindi in ufficio, ricercano ed entrano in
contatto e relazione con clienti attuali e soprattutto potenziali.

Ma quindi utilizzano l’e-commerce?
No, non operano attraverso e-commerce che di per sé è un altro canale di vendita dell’azienda più vicino
all’esperienza ed all’uso del consumatore finale. In questo caso il Venditore Digitale per l’estero (DEM)
s’interfaccia con clienti cosiddetti business.

Quale tipo di formazione deve avere un Digital Export Manager?
Il cosiddetto DEM dovrebbe avere delle competenze piuttosto trasversali: oltre ad avere abilità commerciali deve avere conoscenze delle lingue di più Paesi, oltre ad usi e costumi degli stessi e soprattutto avere dimestichezza con gli strumenti digitali ed informatici.

E la Scuola?
Quindi queste nuove figure professionali dovrebbero avere una multidisciplinarietà che poche scuole di
formazione al momento offrono e l’attuale forza lavoro deve probabilmente aggiornare ed integrare alcune di queste competenze al suo interno con dei corsi professionali.
Questo tipo di lavoro insieme ad altri che stanno nascendo saranno probabilmente i lavori del futuro se non già del presente.
È molto importante per poter essere competitivi in particolar modo a livello internazionale avere delle
aziende con professionisti in grado di poter interagire con potenziali clienti che utilizzano sempre più
strumenti digitali aggiornati ed evoluti.

Come si opera?
È importate avere motori di ricerca professionali per mappare il mercato, in altri termini più tecnici.
È necessaria una chiara individuazione dei potenziali clienti, dividendoli per segmento e categorie, in
modo molto rigoroso e cercando di capire quanto potrebbero valere.

Perché è così importante?
Avere ben chiaro il campo in cui si deve operare e costruire una strategia, in questo caso digitale è
essenziale, perché ti permette di capire cosa fare nel breve e medio-lungo periodo. Può capitare invece,
soprattutto per i mercati esteri, che manchi questo approccio strategico: visto che si conoscono poco, si
cerca di iniziare in qualche modo, per poi vedere di crescere. Questo alla lunga non consente una visione
completa dello scenario, con il rischio di perdere il focus.

E poi cosa succede?
Sai Andrea non ci si discosta molto dal lavoro tradizionale di vendita, la differenza è che la conoscenza e la relazione con i clienti avviene quasi tutta digitalmente

Ma non capisco come possa accadere.
Esistono ad esempio dei social media come Linkedin, di proprietà di Microsoft, che è specializzato nel
mondo professionale e dove una presenza ed un utilizzo appropriato ti consente di raggiungere i tuoi clienti obiettivo con una modalità differente, spesso più veloce ed ampia rispetto ad un sistema tradizionale.

I costi?
Sono molto inferiori rispetto a quelli sostenuti per far viaggiare i propri collaboratori o di partecipare a fiere in diversi Paesi del Mondo, dove non sempre capita che possa fermarsi al tuo stand un cliente interessato ai tuoi prodotti. Una strategia digitale permette invece una programmazione.
Insomma, sembra tutto molto semplice e facile?
Tutt’altro, è molto articolato e complesso: oltre ad avere competenze professionali specifiche, è
importante dotarsi anche di un sistema infrastrutturale adeguato, che sia in grado di supportare i numerosi dati e informazioni e che deve essere gestito per cliente e per Paese.
Ovviamente in modo dinamico e integrabile con l’Intelligenza Artificiale, che può aiutare di molto le
performance di raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Sembra proprio una rivoluzione del “vecchio venditore”.

Si un po’ lo è, ma è importante che intorno a questo cambiamento che possiamo dire epocale dell’area
vendite ci siano anche le altre funzioni aziendali che seguano, si adeguino e diano il giusto supporto. Come sempre si dice è la squadra che vince!

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I social media ed il mondo digitale ci fanno vivere in una realtà che esiste davvero?

Ciao Stefano nell’ultimo numero c’eravamo lasciati con una promessa, non ricordi?

Sì, avremmo dovuto parlare della reale efficacia dei social media nell’ambito dello sviluppo del digital business per le aziende

Cosa intendi per digital Business, Stefano?

Di solito si fa riferimento a quest’area di lavoro quando si utilizzano strumenti digitali per promuovere e sviluppare prodotti/servizi verso i clienti attuali e potenziali

Quindi?

Abitualmente si utilizzano i social media, piuttosto che una serie di altri strumenti per farsi conoscere. Spesso, però accade che si fa un grande lavoro ma con pochi risultati

Perché?

Perché gli strumenti digitali sono molto potenti ma è necessario utilizzarli e gestirli al meglio, in funzione dei propri obiettivi e non farci utilizzare.

Cosa intendi dire. Se faccio un post sui social media come Facebook, Instagram, TikTok, Twitter, YouTube, piuttosto che Linkedin posso far conoscere i miei prodotti/servizi o me stesso e quello che faccio o di cui mi occupo?

Certamente ma la prima cosa da fare è che dobbiamo tenere da conto che ogni canale social che tu hai citato è diverso dall’altro. Ad esempio Facebook ed Instagram pur appartenendo alla stessa azienda Meta, in realtà poi si rivolgono a fasce di età differenti ed usufruitori differenti. Infatti, Instagram si rivolge ad un pubblico più giovane dove le immagini (foto/video) hanno una maggiore attrattività; su questo social sono molto importanti le stories (video di 15 secondi ciascuno) che sono messe in evidenza nella parte alta dell’applicazione e scompaiono dopo 24 ore. Quindi, l’utente tende ad utilizzarle per comunicare situazioni/stati d’animo che ha, in modo simpatico e divertente, perché Instagram mette a disposizione una serie di strumenti come musica, emojii, sticker ecc per crearle.

I Reel sono gli ultimi nati ed è un’area dedicata a video di 60 secondi che hanno la caratteristica che possono visualizzarsi in verticale a tutto schermo del cellulare (dimensioni 9:16).

Tik Tok si rivolge, ad un pubblico ancora più giovane di Instagram ma, le funzioni e le caratteristiche di questo social media sono molto simili.

Mentre, Twitter è il social delle notizie, soprattutto per le sue caratteristiche e tipologie di persone che lo utilizzano, infatti un post può contenere al massimo 280 caratteri.

YouTube, invece, di proprietà di Google è il canale per eccellenza dedicato ai video

I social media ed il mondo digitale

Ti sei dimenticato di Linkedin?

Effettivamente questo social di proprietà di Microsoft è molto particolare e specifico per il mondo delle attività economiche in generale. Infatti, su questo social media si pubblicano principalmente argomenti professionali e rispetto agli altri canali il linguaggio è tecnico e specifico. Qui si possono incontrare “digitalmente” professionisti da tutto il mondo con cui scambiarsi opinioni e punti di vista e poter discutere di nuove opportunità di lavoro.

Grazie della panoramica che mi sembra sintetica e chiara ma, non ti nascondo che però se dovessi scegliere non saprei a questo punto cosa fare, tu cosa consigli?

In realtà non ci può essere una soluzione unica ma, dipende dagli obiettivi e dal prodotto/servizio che si vuole promuovere e far conoscere.

Poi non bisogna dimenticarsi che sui canali social è gratuito l’accesso e la pubblicazione dei contenuti poi se si vuole realmente raggiungere obiettivi specifici di comunicazione nell’ arrivare a farsi conoscere a target di clienti è necessario utilizzare le funzioni a pagamento.

Come funzionano?

Sono piuttosto articolate e sono di solito self-service, nel senso che ogni social media è dotato di una piattaforma pubblicitaria in cui è possibile accedere, scegliere l’obiettivo che si vuole raggiungere, selezionare il pubblico a cui far vedere il proprio contenuto ed inserire il budget di spesa.

Semplice

Si poi nella realtà non lo è, infatti è necessario conoscere bene gli strumenti perché si corre il rischio poi d’investire anche molto ma con scarsi risultati

Cosa vuoi dire?

Beh! Ultimamente sento sempre più persone che hanno investito anche somme di denaro importanti sui social anche nello sviluppo di contenuti come foto e video ma, sono un po’ disillusi perché non hanno ottenuto i risultati sperati.

Hanno ragione?

In parte sì, perché negli ultimi anni si è dato a questi strumenti un’attesa di risultati, forse superiore alle reali potenzialità. E’ necessario comprendere che non è il singolo strumento e/o campagna pubblicitaria che magicamente fa arrivare nuovi ordini e conquistare nuovi clienti o ci fa diventare famosi e riconosciuti quando camminiamo per strada…

Ma è vero che con la pubblicità digitali si possono raggiungere migliaia di persone in qualunque parte del mondo anche con investimenti piuttosto contenuti?

E’ in parte vero. Infatti, molte volte capita di farsi illudere dai budget di spesa e dai numeri, in termini di quantità di persone raggiunte, dalle campagne pubblicitarie, solitamente piuttosto altex; quello che conta è la qualità non la quantità

Cosa intendi per Qualità

La qualità delle persone che si contattano.

A  Cosa serve aver raggiunto con una campagna centinaia di persone se poi nessuna di queste ci contatta o ci dà un segnale di riscontro?

Il digitale deve essere uno strumento di connessione tra le persone che per distanza, luogo, tempo non è facile o possibile farlo di persona.

Cosa consigli allora?

E’ la strategia che è vincente. Spesso ci si dimentica che dobbiamo conquistare l’attenzione dei nostri clienti/amici, attrarli e spiegare loro le caratteristiche ed i punti di forza distintivi dei noi e/o dei nostri prodotti/servizi, utilizzando un linguaggio visivo ed un tono di voce scritto e parlato coinvolgente. Ma, per fare questo è necessario aver ben chiaro a chi dobbiamo rivolgerci e come, utilizzando tutti gli strumenti digitali, non solo i social media che non sono la “panacea di tutti i mali”

Cosa intenti per strategia digitale

Intendo che non bisogna dimenticarsi del proprio sito web, che va inteso come “la nostra casa digitale”. Non dimentichiamoci che tutti i social media sono di proprietà di altri mentre, il sito è nostro.

Certo poi è necessario che ci facciamo trovare sul web e quindi è importante che ciò che scriviamo e pubblichiamo venga fatto utilizzando tecniche SEO (Search Engine Optimization). Sostanzialmente, quando ricerchiamo su Google un argomento i risultati che otteniamo (SERP) sono la sintesi in ordine di apparizione degli argomenti che il Motore di Ricerca fa in pochissime frazioni di secondi su tutto il web per rispondere alla nostra richiesta.

Quindi, più i contenuti che inseriamo sulle nostre pagine web sono rilevanti per l’algoritmo di Google, più chi ricerca i nostri argomenti ci trova e ci contatta.

Insomma più vai avanti, più mi sembra articolato.

Si mi rendo conto che sto esagerando… Direi che per concludere Andrea suggerisco che sia necessario immergersi in una nuova realtà.

Se vedi per gioco ho creato un’immagine con una mia gigantografia su di un palazzo in una realtà virtuale, per far comprendere che con i social ed il digital in genere entriamo in una nuova dimensione, con regole e modalità comportamentali differenti, anche se poi abbiamo a che fare sempre con altre persone come noi.

Quindi se si vuole affrontare il mondo digitale per ottenere riscontri per sé stessi o per le proprie attività economiche consiglio di non farlo in modo superficiale pensando di fare dei post, pubblicandoli e sponsorizzandoli ma, di fare delle riflessioni ed uno studio specifico approfondito.

Solo così si possono raggiungere dei risultati tangibili

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Studiare all' università la GDO

Studiare la GDO all’università

Studiare all’università la GDO è quanto mai attuale, in particolar modo in questo periodo e su questo argomento è stata tenuta La lezione di Stefano Falcone agli studenti del 3° anno dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (leggi post Linkedin)

La pandemia ha cambiato i parametri e forse anche i punti di forza tra industria e distribuzione. In particolar modo per le difficoltà legate al canale Horeca.

Così per l’industria agroalimentare la grande distribuzione organizzata è diventato un mercato di sbocco fondamentale, se non l’unico a livello mondiale.

Poter entrare in contatto con questa complessa ed articolata struttura organizzativa non è poi così semplice. Ecco perchè è meglio studiare la GDO all’Università.

Centrali di acquisto, differenziazioni e diversificazioni per insegne, alcune volte appartenenti allo stesso gruppo di acquisto, categorizzazione sempre più specifica delle merceologie, display e posizionamenti, clusterizzazione dei canali di vendita, la marca del distributore le segmentazioni, il canale discount ecc.

Questi sono solo alcuni dei numerosissimi argomenti da conoscere per questo mondo assai complicato. Mondo che merita di essere materia di studio ed approfondimento, con corsi specifici universitari.

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Se ti interessa l’argomento approfondisci leggendo: La lezione di Stefano Falcone all’università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo

Trend Del Consumo Out Of Home

Trend del consumo Out of Home

In questo articolo proveremo a spiegare il trend del consumo out of home, l’entit? che ha nel mondo, in Europa e in Italia.

Cenare a Singapore al 57? piano del Marina Bay Sands con una vista mozzafiato sulla citt?. Cenare in uno degli hotel dal design pi? unici al mondo confermano, secondo me, quello che si dice vivere un’esperienza unica. Esperienza che ? uno degli indirizzi, in termini di trend a livello internazionale che sta caratterizzando e caratterizzer? in modo significativo sempre pi? il futuro dei consumi fuori casa.

I numeri (dati Il Sole 24 Ore) del settore in Italia sono in crescita, nell’arco di un decennio la spesa in ristorazione ? aumentata del 7,2%.

Il trend del Consumo out of Home in Italia e in Europa

Qua su CLINK, vi abbiamo abituati ad analizzare i dati in maniera… Nel nostro Pese si registrano, nell’ultimo anno, circa 452 tra bar e ristoranti ogni 100 mila abitanti. La media in Europa ? di 352 locali, pertanto l’Italia ? solo dietro a Portogallo (734) e Spagna (604). In questo quadro si configurer? e si delineer?, probabilmente nell’immediato futuro, anche tutto quello che ? il fenomeno del delivery ed il takeaway, che meritano riflessioni a parte e specifiche.

Il trend dei consumi nel canale Horeca

Soprattutto per quello che cambier? e forse ha gi? cambiato le abitudini di consumo dei cibi preparati da parte degli esercizi commerciali del canale horeca.

Ma che cos’? il Trend del consumo Out of Home?

Come abbiamo anticipato nell’introduzione di questo articolo

lezione di Stefano Falcone sul Retail Marketing all'Universit? di Scienze Gastronomiche di Pollenzo

La lezione di Stefano Falcone sul Retail Marketing all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo

Non è stato semplice per Stefano Falcone preparare una lezione sul Retail Marketing all’università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Ovvero tramutare oltre 20 anni di esperienza sul campo in poche slide comprensibili. Rendere l’argomento il meno noioso possibile per gli 86 studenti in aula non è stato semplice.

Essere invitato a tenere la prima lezione di un percorso speciale, fatto per gli studenti del 3° anno della laurea triennale in Culture e Scienze Gastronomiche, è stato un piacere. Un’esperienza stimolante e allo stesso tempo formativa.

Il seminario in Retail Marketing all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo

Il Corso di Laurea sviluppa tematiche attraverso incontri con professionisti del settore con visite specifiche in punti vendita. Tali professionisti ricoprono ruoli ai più alti livelli della distribuzione italiana sia online che offline. Questo è sicuramente sinonimo di attenzione e lungimiranza didattica da parte dell’Università di Scienze Gastronomiche. Sicuramente si ritorna arricchiti nell’animo e nella mente. Insegnare, mestiere che non mi appartiene, ingloba in sé non solo conoscenze della materia, ma anche una buona dose di sensibilità, intuito, velocità mentale e public speaking.

Capire l’auditorio, parlare, osservare, intuire e in qualche modo percepire quali possano essere gli argomenti più “caldi” per chi ti ascolta, innalzano il livello di attenzione e concentrazione. Attenzione, andare troppo fuori tema è davvero molto facile

Cosa è l’Università di Scienze Gastronomiche (UNISG)?

L’Università è situata a Pollenzo, in provincia di Cuneo, in un contesto storico e architettonico di altissimo pregio. L’UNISG fin dagli albori ha intrattenuto stretti rapporti con l’associazione Slow Food, beneficiando della sua vasta rete di soci e sostenitori in tutto il mondo. È dotata di un’organizzazione e un corpo docente di altissima professionalità. Propone una didattica internazionale e corsi interamente in inglese, con una forte presenza di ragazzi da tutte le parti del mondo. Senza ombra di dubbio una punta di diamante della cultura enogastronomica italiana. Formare gli “scienziati” dell’alimentare italiano è sicuramente guardare ad un domani del nostro Paese in uno dei settori più rappresentativi e trainanti del Made in Italy.

La lezione di Stefano Falcone all’Università: il Retail Marketing nei canali di vendita GDO ed Horeca nel mondo

Il mondo del retail sia GDO che HORECA è molto articolato. Ha modalità applicative difficili da comprendere se non si è all’interno del meccanismo, con un futuro che ancora non è così chiaro. Quanti, quali e come saranno i punti vendita? È una delle grandi domande che si pone non solo la Distribuzione ma, anche l’industria.

L’on-Line continuerà il suo trend di crescita, ma per alcune categorie merceologiche, dove l’acquisto è più complesso, si devono ancora risolvere e superare alcune barriere. Lo stesso Amazon, dopo l’acquisizione di Whole Foods Market, colosso texano specializzato nella distribuzione di prodotti biologici e locali, è sceso in strada e sta aprendo nuovi supermercati. Il primo è a Los Angeles ma sono in corso trattative in altre città americane.

In questo scenario la distribuzione italiana potrebbe e dovrebbe fare molto di più in termini di retail marketing.

I nuovi strumenti del digital marketing

Questi nuovi strumenti di digital marketing applicati al trade sono di grande potenzialità. Sicuramente offrono ampi margini di crescita, in un settore che ultimamente ha un po’ rallentato la sua corsa.

Di seguito il mio video in cui vado ad approfondire quanto scritto in questo articolo.

Le degustazioni di vino online ai tempi della pandemia da coronavirus

Le degustazioni di vino online

Cantine che organizzano degustazioni online tramite Facebook o Zoom ed i rivenditori di vino che stanno donando profitti per sostenere il personale disoccupato dei ristoranti a causa della pandemia da Covid-19.
Il Wall Street Journal di oggi fornisce un interessante spunto di riflessione su quello che sta succedendo negli Stati Uniti.

L’esperienza dell’acquisto online, si arricchisce di chat e degustazioni di vino con i viticoltori tramite Facebook, facendo sì che per alcuni di essi le vendite generate dal forum hanno dato alle cantine una “scossa”. Alcuni forum online hanno permesso di recuperare in parte quei ricavi persi dalla sala di degustazione e dalle vendite all’ingrosso.
In Italia siamo davvero pronti?

I corsi online per le degustazioni di Vino

I corsi online sono sempre più diffusi, offrono grandi opportunità di apprendimento senza la necessità di muoversi da casa. Questo trend è esploso sull’onda dell’emergenza sanitaria, ma va oltre. Finora l’accesso a molte attività di formazione professionale e di aggiornamento sono state un privilegio riservato a chi abita nelle grandi città. Grazie ai corsi a distanza, questo limite scompare.

Nel mondo del vino, però, la diffusione della didattica a distanza è sempre stata limitata da un enorme ostacolo: la degustazione in sè. Oggi questo problema non esiste più in quanto alcune aziende si sono organizzate per inviare a casa degli studenti dei kit di degustazione. Kit forniti di videolezioni e guide informative necessarie a imparare a degustare il vino nel modo corretto.

Oggi il Sole 24 Ore riporta un’interessante intervista al presidente di Ice che prevede di lanciare una piattaforma online per salvare le fiere, in particolar modo per il B2B.

Credo che ancora una volta il nostro sistema Paese sta discutendo mentre, in altre parti del mondo si stia agendo.
Il cliente è già cambiato e sta già adottando, non solo in Italia, un sistema digitale d’acquisto mentre, l’offerta e la modalità di proposizione della stessa probabilmente, non solo nel #B2C ma, soprattutto nel #B2B non ? forse ancora del tutto adeguata ed aggiornata, è ora di agire oramai.

#Clink #digitalmarketing